The blog of entrepreneur Lorenzo Ait

Da Manager a C-Level, la sfida di Amyralia

Da Manager a C-Level,  la sfida di Amyralia
29 Apr 2023

Da Manager a C-Level, la sfida di Amyralia

Lo scorso 22 aprile sono stato ospite del talk dal titolo “Formare il Futuro” , in occasione dell'Earth Day 2023, con la partecipazione di importanti esperti del settore. Ero invitato in qualità di CCO della mia controllata Amyralia; assieme a me componevano la tavola rotonda Gianluca Cecchet, Amministratore Delegato di Next Code Academy, Samantha Iozzia, Responsable Industria 4.0, Matteo Beccuti, Amministratore Delegato di Envipark Torino, Paolo Valente Direttore della Fondazione Life, Gabriele Basile, Amministratore Delegato di Termo S.p.A., Irene Pipola, Sustainability Consulting di Leader Italy EY, Maurizio Grifoni, Presidente Fondo Fon.te e Alessandro Toschi, Founder & CEO di AM ADVISOR; la moderazione è stata affidata a Cristiano Panfili, Presidente dell’associazione Italia Camp, ha introdotto Domenico Maria Caprioli, Direttore Scientifico di yourscienceEDU e concluso Luisa Regimenti, Ass.re alla Regione Lazio Personale, Polizia Locale, Enti Locali, Sicurezza Urbana.

È stato un bel momento e devo dire sono molto soddisfatto del messaggio che è passato rivolto le politiche ESG alla sostenibilità e all’impatto sociale delle aziende. Ho avuto modo di valorizzare quanto a Amyralia sta facendo per far crescere le PMI e in particolar modo i C-Level che costituiscono la prima linea di comando dell’impresa a supporto dell’imprenditore.

Amyralia nasce come ramo d'azienda del gruppo Allcore Spa, fondato da me e dal mio socio Gianluca Massini Rosati, anche lui ospite in una altro panel in questo evento. Oggi siamo un'azienda capitalizzata quaranta milioni quotata la borsa di Milano, presenti da oltre due anni nelle classifiche europee del Financial Times come Leader della crescita e lo siamo grazie alla metodologia che Amyralia trasferisce alle piccole e medie imprese italiane: ciò di cui ho parlato durante il mio intervento. Di seguito potete trovare la trascrizione del mio intervento, mentre il video lo potete trovare a questo link del mio canale youtube.

[Ti ringrazio] cercherò di usare la parola impatto in modo che manteniamo questo fil rouge. Ovviamente potremo parlarne per ore ma “long story short” possiamo sintetizzare che “il cambiamento non è più una scelta” e soprattutto non è più un pensiero e questo va fatto capire soprattutto agli imprenditori. Cosa intendo dire? La prima volta che hanno visto il treno c'è chi ha commentato «bello ma non andrà mai veloce quanto il cavallo». Bene quelle persone sono morte pensando di avere ragione poiché il treno, per andare veloce quanto il cavallo, ci ha impiegato centocinquant'anni. Se io ora vi chiedessi chi - di voi ha un cellulare?- alzereste tutti la mano - sbagliando - perché in realtà possedete smartphone ma non siete (non siamo) consapevoli della differenza epocale tra uno smartphone e un cellulare, semplicemente perché i cambiamenti oggi avvengono attraverso un “cavallo di Troia” chiamato tecnologia che ha una prerogativa: cambia il nostro comportamento prima di passare per il nostro pensiero. Vi faccio un esempio banale per restare nei cinque minuti del mio intervento: riuscite per caso a ricordare quando ha smesso di arrivarci a casa lo stradario? Ve lo dico io: no! E la risposta è “no” perché è cambiato il nostro comportamento, attraverso una tecnologia installata nel nostro telefono, che ha modificato completamente il modo in cui noi ci rapportiamo con la toponomastica. Solo dopo hanno smesso di recapitare lo stradario. Questo poiché il mondo è governato da multinazionali e quelle multinazionali che governano il mondo hanno un solo scopo nella vita: rendere sempre più semplice per noi guadagnare grazie a loro. Aiutarci a fare più facilmente le cose che vogliamo fare. Perché se riescono in questo intento possono continuare ad avere un ruolo centrale nella nostra vita. E questo vuol dire che tanto per l’imprenditore che per il suo cliente, il cambiamento (che prima doveva studiare) oggi impatta prima ancora che lui se ne renda conto. E impatta su di lui, sulla concorrenza, cambia le abitudini dei suoi clienti, (dei suoi clienti!) che non se ne rendono conto. Il cliente cambia e questo cambiamento è continuo!

Dall’industria 2.0 alla 5.0

Prima si parlava di industria 5.0. L'industria 1.0 è nata col vapore all'inizio del ‘700. La 2.0 è nata con l'elettricità e metà ‘800. La 3.0 è nata con i computer e Internet agli inizi degli anni novanta. La 4.0 zero è nata dieci anni fa e la 5.0 sta nascendo adesso! Vi rendete conto che non passa più un secolo tra l’una e l’altra? Con l’avvento del vapore le aziende hanno impiegato un secolo e mezzo per rendere obsolete le concorrenti che non utilizzano la forza vapore: oggi si diventa obsoleti in dieci anni! Siamo in un momento storico particolare nel quale stiamo assistendo al cambiamento: in pochi momenti storici ci rendiamo conto delle svolte epocali mentre queste accadono. Non stiamo parlando dei fabbri che sellavano i cavalli resi obsoleti dalle auto, non stiamo parlando della lampadina che ha reso poco competitive lòe cererie in settant’anni: stiamo parlando di chat GPT che con uno schiocco di dita ha reso obsoleti programmatori Python vale a dire la competenza più richiesta dal mercato solo cinque, sette anni fa: non venticinque anni fa! Ciò di cui ci dobbiamo rendere conto è che siamo alle prese con un vortice di cambiamento che non siamo abituati minimamente a fronteggiare; un cambiamento che impatta sui mercati, che tu lo voglia o no! Nessuno di noi può decidere di non adattarsi alla Curva di Rogers: si può decidere solo quando! Puoi essere un adattatore precoce, può essere un adattatore tardivo, ma se non ti adatti sei tagliato fuori. “Non puoi scegliere di non avere uno smartphone”, come si rapporta questo sulle aziende?! I mercati cambiano e mutano soprattutto con quei cambiamenti che definiamo “deflagranti” ovvero ciò che Peter Thiel definisce il cambiamento “da zero a uno”. Nasce tra chat GPP e cancella interi mercati per i quali non era nata quella tecnologia: ed è un continuo cambiamento. Come fa a rapportarti con le aziende in questo scenario?! Semplice: oggi formazione e consulenza viaggiano di pari passo: non c'è più la distinzione. Devi formarti continuamente e soprattutto - sfida italiana per la piccola e media impresa - educare educare le piccole e medie imprese in Italia alla figura del C-Level. Cioè a far creare all'interno dell'azienda una prima linea subito sotto l’imprenditore, non di manager, ma di CHIEF.

Non manager ma C-Level: la sfida di Amyralia

Qual è la differenza tra manager e chief? Che il manager porta a termine gli obiettivi, porta a termine Task e raggiunge ciò che è stabilito. Quando ad un buon manager, dai un obiettivo impossibile da raggiungere, quel manager si siede davanti al board e spiega perché quell'obiettivo è impossibile da raggiungere: ridefinisce l'obiettivo poiché una volta che prendi il commitment di quell'obiettivo, tu devi portarlo a termine. La differenza tra un manager e un C-Level è che se al C-Level tu dai un obiettivo impossibile da raggiungere, lui prende il conto economico, si siede davanti al board, spiega perché in questo momento è impossibile e che risorse servono all'azienda affinché quell'obiettivo sia raggiungibile.

Avere una prima linea di C-Level oggi è fondamentale per una piccola o media impresa che voglia crescere, perché i cambiamenti sono talmente evoluti che non puoi più evolverti in modo lineare o esponenziale: devi crescere per balzi quantici; devi aggredire nuovi mercati, vi ragionare in ottica di innovazione continua, devi avere un reparto ricerca e sviluppo sempre impegnato. È l'imprenditore da solo, supportato unicamente da bravi manager non può farlo: occorrono dei C-Level che fungano da alter ego dell'imprenditore nei vari rami dell'azienda e in questo gioca un ruolo fondamentale la formazione - poi mi taccio il resto nei cinque minuti- perché mentre una media impresa può comprare queste competenze sul mercato (Non attraverso la selezione selezione ricerca del personale: si “cacciano” bravi manager nelle altre aziende, si fanno offerte migliorative…la famosa frase di Steve Jobs al Ceo di Pepsi quando chiese: «Vuoi continuare a vendere acqua zuccherata o vuoi cambiare il mondo?!»). Cerchi eccellenze e te le porti in azienda: il problema è che che un C-Leva ha una RAL di ingresso di 120K e le piccole imprese in Italia non hanno questi budget, non sarebbe sostenibile; allora le competenze vanno coltivate dall’interno, devi formare dall'interno la tua prima linea; partire da una analisi di quello che è il tuo capitale umano, farlo crescere dall'interno. E qua sono assolutamente d'accordo con chi ha parlato prima di me: la formazione si basa soprattutto su quelle competenze trasversali, su quelle soft skills che permettono di essere multi potenziale. Si parte da una semplice matrice Skill-Will di competenze e volontà per poi passare a dei test che vengono che in Amyralia svolgiamo sulle competenze interne, per capire chi può crescere, chi può acquisire quelle competenze trasversali oltre alle proprie competenze verticali. Si tratta di un cambiamento di paradigma.

Che ne pensi delle politiche aziendali riguardo l'impatto sociale e la sostenibilità?

Mi è piaciuto molto l'intervento (di chi ha parlato prima di me) e mi ha fatto ricordare un famoso monologo comico di George Carlin che è Jammin in New York che cito:- «Salvare il pianeta è una espressione arrogante: il pianeta sta benissimo e la razza umana che è fottuta». Quello che dovremmo comprendere e poi far capire è che il pianeta in un paio di millenni si libera di smog, plastica e altre amenità: siamo esseri umani noi che nel mentre moriamo, dunque formare il futuro significa far capire che non è il pianeta bensì è la razza umana ad essere fregata. Grazie.

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